Descrizione

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Siamo di fronte ad uno smartwatch che sembra davvero un orologio. Ad una prima occhiata, con una watchface in stile cronografo, possiamo tranquillamente scambiarlo per un prodotto analogico, con tanto di lancetta dei secondi in movimento e ticchettio riprodotto dallo speaker ma udibile solo se avviciniamo l’orecchio (proprio come un orologio vero).

La scocca è realizzata in acciaio inossidabile, mentre la ghiera sembra costruita in una lega metallica più leggera ma non per questo meno solida, anzi. Rispetto a S3 Frontier di un’anno e mezzo fa, da cui questo Watch nella versione da 46 mm in nostro possesso eredita dimensioni e peso (sono esattamente identici), la ghiera non ha nemmeno più quel leggero gioco che poteva far pensare a problemi di usura con il passare del tempo.

La costruzione è pressoché perfetta e la resistenza alle infiltrazioni di acqua fino a 5 atmosfere permette di immergere il Watch per più di mezz’ora senza incontrare problemi. Vuol dire che non avrete problemi se vi scordate di toglierlo sotto la doccia ma anche nel caso in cui vogliate farvi una nuotata e tenere traccia delle bracciate.

Anche l’abbinamento di colori con la ghiera a contrasto rispetto al resto della scocca non mi dispiace affatto. In alternativa c’è anche la versione più scura nella quale questa differenza non si nota.

A protezione del display troviamo un vetro Gorilla Glass di ultima generazione che permette di proteggere lo smartphone in caso di urti ma anche semplicemente di contatto con oggetti che possano graffiarlo.

La parte posteriore della cassa è poi realizzata in policarbonato e offre alloggiamento al sensore per il rilevamento del battito cardiaco. Sensore che ho confrontato con quello del mio Garmin Forerunner 935 scoprendo una buona precisione nelle misurazioni a riposo. Meno precisi i rilevamenti durante la registrazione dell’attività fisica ma parliamo comunque di una differenza media nell’ordine dei 3-4 battiti al minuto.

Mi stavo scordando di dirvi che sono due le versioni disponibili, una da 42 e una da 46 mm. Se avrete la possibilità di provarli prima dell’acquisto potrete valutare quale delle due è per voi più comoda e esteticamente più gradevole al vostro polso.

Nel caso della versione da 42 mm il cinturino offre un passo di 20 mm che in quella da 46 sale a 22. In entrambi i casi si tratta di misure standard e non sarà quindi difficile reperire alternative sul mercato.

DENTRO NON MANCA DAVVERO NULLA

La scocca di questo nuovo Galaxy Watch nasconde un SoC Exynos, per la precisione un Exynos 9110. Si tratta di un chip dual-core con una frequenza operativa di 1.15 GHz, accompagnato nella nostra versione da 768 MB di RAM, sempre sufficienti a soddisfare le richieste dell’utente nell’utilizzo quotidiano. La versione con connettività LTE, che sarà introdotta più avanti, avrà invece 1,5 GB di RAM.

Un hardware, quello appena descritto, che mi ha permesso di utilizzare sempre il Watch senza problemi. L’interfaccia è evidentemente ben ottimizzata, gira sempre fluida, senza incertezze o lag. Passare da una schermata all’altra ruotando la ghiera è un’operazione che avviene in maniera istantanea ed è davvero un piacere avere tra le mani un prodotto così reattivo.

Le ottime prestazioni sono poi abbinate ad un ottimo controllo delle temperature. Immaginate quanto potrebbe essere spiacevole avere al polso un prodotto che scalda. Ecco non è assolutamente il caso di questo Galaxy Watch, che anche con il GPS attivo per oltre un’ora riesce sempre a mantenere delle temperature molto basse.

Non mancano anche 4 GB di memoria interna per lo storage, dei quali 2,5 occupati al momento della prima accensione da applicazioni e sistema operativo. A regime di utilizzo con due o tre app ulteriori installate e una playlist da circa 50 brani scaricata offline su Spotify siamo attivati da occupare un totale di 2,8 GB, con ancora 1,2 GB di spazio a disposizione.

Il display del nuovo Galaxy Watch è un piccolo pannello OLED da 1,3 pollici di diagonale e con una risoluzione di 360×360 pixel che porta ad una densità pari a 393 ppi, sicuramente sufficiente per l’utilizzo a cui è destinato. Molto alta la luminosità massima che arriva a sfiorare le 350 cd/mq e che, unita ai neri profondissimi tipici dei pannelli OLED porta ad un rapporto di contrasto infinito. Caratteristica, quest’ultima, che permette di avere una visibilità perfetta anche sotto la luce del sole.

Non manca anche un sistema di regolazione della luminosità che permette di abbassare la retroilluminazione quando siamo in ambienti con poca luce e, sempre nell’ottica di risparmiare un pochino di batteria è sicuramente importante la scelta di dotare l’interfaccia di uno sfondo completamente nero.

Lo scorso anno ci eravamo poi lamentati dell’assenza su Gear Sport di uno speaker che permettesse di rispondere alle chiamate e sentire il nostro interlocutore senza bisogno di collegare delle cuffie bluetooth. Qui abbiamo invece anche lo speaker, oltre ovviamente al microfono. Possiamo quindi rispondere alle chiamate, con una qualità audio discreta, ma anche ascoltare i nostri brani preferiti.

Come dicevamo arriverà una versione LTE ma, per il momento, dobbiamo accontentarci di questo modello dotato di Bluetooth 4.2, WiFi a banda singola, GPS con Glonass, Baidu e ovviamente tutti i sensori del caso, tra cui accelerometro, giroscopio e quest’anno anche un altimetro barometrico che permette di misurare pressione dell’aria e altitudine. Abbiamo anche l’NFC che permette di abilitare i pagamenti tramite Samsung Pay, peccato non ci sia invece il chip MST che permette di pagare anche con POS non abilitati ai pagamenti contactless.

TIZEN È SEMPRE OTTIMO…AVESSE ANCHE LE APP

Ve l’ho già detto quanto è intuitivo il sistema di interazione tramite la ghiera e quanto è ergonomica l’interfaccia di Tizen OS (qui in versione 4.0)? Probabilmente sì, ma a costo di sembrare ripetitivo ve lo dico ancora una volta. Usare questo Watch è una goduria, non c’è Wear OS che tenga.

La ghiera rotante è davvero la killer feature di un sistema operativo che è stato studiato per essere visualizzato in uno schermo tondo e che per questo motivo adotta soluzioni stilistiche, nelle watchfaces, come anche nei widget delle app che permettono di adattare al meglio l’interfaccia a questa forma. Soluzioni che allo stesso tempo sembrano invogliarti a girare proprio la ghiera per sfogliare e selezionare gli elementi sullo schermo.

Un metodo di interazione che offre due vantaggi principali. Il primo è dato dalla maggiore precisione con cui si possono selezionare gli elementi e scorrere i testi, il secondo, invece è il fatto di riuscire nella maggior parte dei casi a comandare il Watch senza che le nostre mani coprano la visuale dello schermo.

L’interfaccia è poi fondamentalmente divisa in due sezioni, una alla sinistra della watchface principale, nella quale troviamo le notifiche in ordine cronologico dalla più recente, e una alla destra, dove abbiamo i widget delle applicazioni.

Il tasto fisico più in alto serve per tornare alla schermata precedente mentre quello in basso ci riporta direttamente alla home da qualsiasi punto dell’interfaccia, oppure all’elenco delle applicazioni se lo premiamo quanto ci troviamo sulla watchface stessa.

Il display resta comunque touch ed è quindi possibile selezionare gli elementi e muoversi nell’interfaccia toccando lo schermo come faremmo con un qualsiasi altro prodotto.

Non manca una sorta di pannello di controllo a cui si ha accesso con uno swipe verso il basso e che permette, un po’ come accade sugli smartphone Android, di avere accesso rapido ad alcune funzioni. Tra queste troviamo la modalità non disturbare, il risparmio energetico, il controllo del volume, la modalità aereo e un collegamento rapido alle impostazioni.

Insomma, bastano davvero poche ore per abituarsi a tutto ciò e iniziare a muoversi nell’interfaccia con una naturalezza e una disinvoltura quasi disarmanti.

E arriviamo alla nota dolente, ovvero le applicazioni. Sono passati 12 mesi da quando ho provato il Gear Sport e la situazione non è cambiata. Le app di terze parti sono poche e spesso non ottimizzate a dovere. Lo store pullula di watchfaces di ogni genere e tipo ma quando entriamo nella sezione dedicata alle App basta davvero poco per capire che siamo ancora lontani dalla sufficienza.

Ok, le applicazioni Samsung sono fondamentalmente sufficienti a fare tutto quello che vogliamo ma mancano evidentemente delle alternative. L’applicazione Health, ad esempio, funziona bene ed è sufficiente per tenere traccia della nostra attività fisica ma è anche l’unica valida alternativa.

Mancano infatti ancora applicazioni popolari come Strava, di cui avevamo lamentato già la mancanza lo scorso anno e che, dopo aver fatto una timida comparsa sui prodotti demo a New York e Berlino è nuovamente scomparsa nel nulla, con grande disappunto da parte degli utenti che hanno iniziato a lamentarsi sui forum online appena appresa la notizia.

Di contro, altra nota positiva, è stata migliorata la gestione delle notifiche delle varie applicazioni, specialmente quelle di messaggistica, che permettono ora di visualizzare tutti i messaggi ricevuti da un singolo contatto e non solo l’ultimo in ordine di tempo come accadeva in precedenza.

Tirando le somme, abbiamo quindi un sistema operativo in grado di offrire un’esperienza d’uso ottima ma con una grave mancanza assolutamente da colmare per quanto riguarda le applicazioni.

La soluzione più rapida sarebbe probabilmente quella di adattare Wear OS in modo da poterlo utilizzare sfruttando la ghiera rotante, avendo comunque a disposizione tutte le app già presenti sullo store Google. E chissà che Samsung non ci stia già pensando.

Soluzione che permetterebbe anche di sostituire un Bixby, che quest’anno sostituisce S-Voice con scarso successo, con un ben più utile Assistente Google.

Per quanto riguarda il collegamento con lo smartphone, invece, avviene tutto tramite l’app Samsung Gear, che permette di attivare e configurare lo smartwatch per la prima volta, così come, successivamente di intervenire sulle impostazioni, o installare applicazioni e nuove watch faces, direttamente dallo store ufficiale Samsung. Il sistema di pairing è in questo senso molto efficace e anche il trasferimento dei dati avviene sempre senza interruzioni e con una discreta velocità.

Inoltre, possiamo collegare al nostro Gear Sport anche l’app Samsung Health, in modo da avere sempre sincronizzati con lo smartphone anche tutti i dati relativi all’attività fisica giornaliera e, più in generale, al nostro stile di vita.

MONITORAGGIO ATTIVITA FISICA E AUTONOMIA

Ovviamente, uno dei focus di questo smartwatch, come per le generazioni precedenti è sicuramente la registrazione dei dati relativi alla nostra attività fisica giornaliera. Registrazione che avviene sostanzialmente secondo due modalità.

La prima è quella automatica che, attraverso tutti i sensori presenti a bordo, rileva costantemente diversi parametri. Tra questi troviamo ad esempio i passi effettuati, una misurazione continuativa del battito cardiaco, i piani di scale saliti e, grazie ad un calcolo effettuato in base ai parametri impostati in fase di configurazione, le calorie bruciate. Non manca nemmeno il monitoraggio del sonno.

Nel caso in cui, poi, l’orologio rilevi una camminata veloce o addirittura la corsa, ecco che in automatico si entra nella modalità “sport” e viene visualizzata una schermata che mostra il tempo trascorso dall’inizio dell’attività, il passo, la velocità media e la distanza percorsa.

La seconda modalità di tracciamento è quella manuale e in questo caso siamo noi a decidere quando far partire il monitoraggio dell’attività. Ad esempio dalla schermata di riepilogo dell’attività fisica, cliccando su “allenamento” è possibile avviare il tracking di tutta una serie di attività, 39 per la precisione, tra cui alcune anche poco comuni come gli esercizi indoor. Parliamo di crunch, affondi, vogatore, steps e squat, fino anche allo Yoga e al Pilates. Insomma, davvero un numero molto elevato di alternative, addirittura 21 in più dello scorso anno.

Io in particolare ho utilizzato questo Watch per correre e posso dire di essere tutto sommato soddisfatto. Ci fosse stato anche Strava…

Non siamo probabilmente ai livelli di uno sportwatch specializzato nel registrare le attività di corsa (io utilizzo solitamente un Garmin Forerunner 935), che registra una serie di parametri e offre dei dati specifici sicuramente più accurati. Per un utilizzo amatoriale, tuttavia, siamo comunque di fronte ad un prodotto che non ci farà mancare nulla.

La precisione nella ricostruzione del tracciato è molto buona, rispetto al mio Garmin ho notato una differenza di 5/10 metri su 10 Km, errore sicuramente trascurabile. Un pochino meno precisa, invece, la misurazione del battito cardiaco sotto sforzo, per il quale ho notato un delta che mediamente si attesta introno ai 3-5 battiti con picchi anche di 10-15 in caso di variazioni repentine di ritmo. Rispetto allo scorso anno è stato però migliorato di molto il riconoscimento della rotazione del polso e non abbiamo più il fastidioso “bug” per cui era necessario a volte ruotare due o tre volte il braccio prima di vedere lo schermo accendersi.

Per quanto assolutamente comodo, infatti, l’always on display è la principale causa di consumo della batteria, dato che proprio il display, più o meno luminoso, è l’elemento che maggiormente influisce sull’autonomia.

Autonomia che è tutto sommato buona. Diciamo che siamo lontani dai 6 giorni promessi da Samsung ma, con una carica completa della batteria da 472 mAh, riusciamo a raggiungere i due giorni di utilizzo intenso nel caso in cui volessimo utilizzare il Watch con always on attivo e a coprire per intero anche il terzo giorno, e volendo parte del quarto (poi meglio attivare il risparmio), senza attivare quest’ultimo. Considerando anche i risultati che stiamo ottenendo con le proposte della concorrenza (leggi Apple Watch 4) si tratta di un dato sicuramente soddisfacente.

Inserendo nella nostra routine giornaliera un’oretta di corsa dobbiamo considerare tre o quattro ore in meno di autonomia sul conteggio totale. Per la ricarica completa con il caricatore wireless in confezione che, purtroppo, è ancora dotato di microUSB, dobbiamo poi tenere in conto circa 2 ore e mezza.

CONCLUSIONI

È giunto quindi il momento di tirare le somme. Ci troviamo indubbiamente di fronte ad un prodotto dal design curato, che riprende in tutto e per tutto quello di un classico cronografo, con un sistema operativo che offre una usabilità forse senza pari, specialmente per via del sistema di interazione tramite la ghiera. L’autonomia permette con i giusti espedienti di coprire una settimana di utilizzo con solo un paio di cariche e la suite Samsung Health è ben realizzata e ricca di dati e indicazioni.

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